In una nota rilasciata durante la giornata di ieri, Instagram ha annunciato una nuova funzionalità: un pallino verde che indica quando un utente è attivo sulla app. Se l’utente è attivo in un determinato momento il suo status di attività sarà visibile a tutti i suoi amici, in modo simile a quanto avviene con Messenger.

La funzione viene così descritta: “Consente agli account che segui e a tutte le persone a cui mandi i messaggi di vedere l’orario della tua ultima attività sulle app Instagram”.

Ma aggiunge anche: “Quando disattivi questa funzione, non potrai vedere lo stato di attività degli altri account”.

Le prime reazioni del web non sono state molto positive, e c’è chi dice addio a quello che molti consideravano l’ultimo posto tranquillo del web. Altri invece parlando di “facebookizazzione di Instagram”.

A chi viene mostrato e come togliere il pallino verde

Il pallino verde sarà accompagnato, quando l’utente sarà offline, dalla data di ultima attività, così come Whatsapp quando viene indicata la data di ultimo accesso. Non solo sarà quindi visibile a tutti che siamo online, ma si potrà anche sapere quando l’abbiamo usato per l’ultima volta.

A tutto questo però, c’è un rimedio. Basta semplicemente disattivare la funzione. Per farlo cliccare su Impostazioni e poi su “Stato di Attività”. Basterà quindi disattivare la spunta della scritta “Mostra lo stato di attività” per rimuovere il pallino verde e tutelare la nostra privacy.

Da oggi Instagram introdurrà una funzionalità per tutti i suoi utenti: quando un utente sta usando la app comparirà un pallino verde. Questo vuol dire che tutti i tuoi followers potranno vedere se hai usato Instagram e, naturalmente, la cosa vale anche al contrario, quindi ogni utente potrà vedere se uno dei suoi amici è attivo, ed eventualmente anche sapere se lo sta ignorando.

Il pallino verde renderà Instagram molto simile a Facebook Messenger e Whatsapp, dove questa funzionalità già esiste. Ma non verrà mostrato a tutti: solo ai proprio followers e alla lista di persone con cui si è parlato nei messaggi in Direct.

Se un utente esce dalla app, comparirà al posto del pallino verde una piccola scritta con indicata sopra la data di ultima attività.

Per disattivare la funzione, cliccare “Stato di Attività” nel menu delle Impostazioni dell’app e disattivare la spunta di “Mostra lo stato di attività”. In tal modo il pallino verde non sarà più visibile a nessuno.

Starting from today a green dot will be introduced on the Instagram app. Then when you are using it all your friends will see if you’re are active. Which means that you can see if your friend are instagramming and (even) if they are ignoring you.

The green dot will show up on friends list and on Direct and will be shown just to followers and people who you have talked with Direct. When you are no more using the app your friends will see date of last access.

Given all of that, Instagram will be a lot more like Whatsapp and Messenger, where green “status” dots are alredy shown.

To deactivate the green status dot, just click on Activity Status section in settings menu, and set “Show activity status” off.

 

Presentato oggi a Milano, ‘Faccio quello che voglio’ è nuovo singolo di Fabio Rovazzi, in uscita il 13 luglio 2018 per Universal Music Italy. ‘Faccio quello che voglio’ spiega Rovazzi a Il Mattino di Padova  ‘è sicuramente un controsenso’. Molte le star presenti nel videoclip del nuovo singolo tra cui Carlo Cracco, Diletta Leotta, Massimo Boldi e Gianni Morandi, già protagonista del precedente successo di Rovazzi “Volare”.

Ecco il testo della canzone:

Ho tutto in una borsa,

lo so l’ho fatta grossa,

 aspè vado di corsa,

è tutto un copia-incolla,

la gente che mi trolla,

sparisco tra la folla

 

potrei ballare come bolle,

cantare di felicità,

fare gli incassi di Zalone,

e invece sono ancora qua

 e cerco un posto fresco

e prendo qualche abilità

nei limiti della legalità…

 

faccio quello che voglio,

faccio quello che mi va,

quest’estate sono fuori controllo

e del testo tanto non ne ho bisogno

perchè con questa voce qua…

pa pa para pa

 

vado e parto in quarta,

e sfuggo dal mio karma,

uno stato che mi esalta,

 ho voglia di staccare,

dall’ansia generale,

tuffarmi dentro il mare,

 

non ti devi preoccupare mamma

sto decollando devo spegnere

ti chiamo dopo devi stare calma

 tanto sono su una panda

 

non ti aspettavi questa nuova canzone

e ti darò un finale contro ogni previsione

ma non sono l’eroe delle tue solite storie

e sono contrario a tutti gli spoiler

 

faccio quello che voglio,

faccio quello che mi va,

quest’estate sono fuori controllo

e del testo tanto non ne ho bisogno

perchè con questa voce qua…

pa pa para pa

attirati dal male,

l’onestà non ha budget

tutto ciò che è vietato

ci piace

 

facciamo dei modelli sbagliati la normalità

quindici minuti di celebrità

con questa voce qua.

Lo Zimbabwe potrebbe rientrare nel Commonwealth delle Nazioni, a distanza di quindici anni da quando l’ex presidente Robert Mugabe ne chiese e ottenne l’esclusione, nel dicembre 2003. L’attuale capo di stato Emmerson Mnangagwa ha presentato richiesta di riammissione nella grande famiglia dell’ex-impero britannico, in quello che si potrebbe rivelare uno dei più grandi affari per il paese africano negli ultimi anni: un giro di affari di miliardi di dollari, cioè quello che intercorre tra i paesi membri del Commonwealth ogni anno.

Quella dello Zimbabwe rimane comunque una mossa prevedibile, dopo il collasso economico degli ultimi anni, l’inflazione alle stelle e decine di valute ufficiali che si contrappongono a quella che è, almeno in sede ufficiale, la moneta di scambio, e cioè il dollaro statunitense.

Nel corso di luglio si terranno le elezioni presidenziali, per le quali il presidente Mnangagwa ha già invitato gli osservatori del Commonwealth. Un passo necessario, almeno a voler seguire la storia. Nel 2003 infatti Mugabe ritirò lo Zimbabwe a seguito delle accuse che erano intercorse tra lui e gli inglesi proprio dopo l’apertura delle urne. Mugabe venne accusato, come è noto, di averne influenzato gli esiti e la nazione venne sospesa dal Commonwealth. Lui di tutta risposta ne chiese l’esclusione, e chiamò i britannici imperialisti-

Entro agosto a San Marino verranno installati i primi dispositivi per la copertura 5G, con la prospettiva di far sì che tutto il territorio nazionale possa usufruirne entro la fine del 2019. La Serenissima sarà così il primo stato europeo ad avere una copertura per una rete mobile di quinta generazione, tuttora disponibile solo in alcune città degli Stati Uniti, dove i lavori sono però ancora in fase di ultimazione.

A portare il 5G nella Repubblica di San Marino sarà TIM, in collaborazione con la Qualcomm (per lo sviluppo dei microchip), Nokia e Olivetti. La tecnologia di quinta generazione, che può permettere velocità di connessione fino a 20 Gbps, utilizza uno spettro addizionale rispetto alle tecnologie LTE esistenti, oltre ad un sistema di interconnessioni, o MIMO (Multiple-input and multiple-output), che permette di migliorare notevolmente l’efficienza spettrale e la latenza del segnale.

Secondo quanto scrive Radio TV San Marino, l’obiettivo del progetto è quello di fare del microstato una vera e propria “smart city”, cioè concretizzare l’internet delle cose, connettere dispositivi, mezzi pubblici, aree parcheggio e perfino telecamere di sorveglianza e contatori di casa.

Annunciata nella Google I/O Conference della scorsa settimana tra le funzioni in arrivo con la nuova versione di Gmail, l’autocompilazione per la scrittura dei messaggi, detta anche Smart Compose è ora disponibile per tutti gli utenti della e-mail di Google. Attraverso un programma che coinvolge l’intelligenza artificiale, la funzione di Smart Compose permette di finire automaticamente la frase al posto dell’utente, elaborando una la parte restante della frase considerata più idonea in relazione al resto del messaggio.

L’algoritmo di Google utilizza ciò che la gente “scrive abitualmente” per formulare frasi di senso che possano essere inserite nel messaggio e far risparmiare tempo di scrittura. Il funzionamento della Smart Compose non discosta molto da un normale sistema di autocompilazione delle parole simile al T9 degli smartphone, ma al posto della parola ad essere suggerita questa volta è tutta la frase che si sta scrivendo, tra quelle più probabili indicate dal programma.

Per usare la funzione Smart Compose è necessario attivare le funzioni sperimentali di Gmail, cliccando sul tasto delle impostazioni e selezionando poi “Prova il nuovo Gmail”. Tra tutte le opzioni attivabili cliccare su Smart Compose e salvare le nuove impostazioni. Quando si proverà a scrivere un nuovo messaggio il suggerimento indicato da Smart Compose comparirà subito dopo il cursore di scrittura, indicando l’opzione suggerita dall’algoritmo.

 

 

Nel marzo 1976 lo stato di Israele ordinò la confisca di circa 2000 ettari di territorio appartenenti ai cittadini palestinesi: da allora, ogni anno, il 30 marzo, avvengono le dimostrazioni per il Land day, o giorno della terra, e durano per circa due settimane, fino all’anniversario della Nakba, la «catastrofe» del 15 maggio del 1948, il grande esodo palestinese, nel quale oltre 750mila persone vennero costrette ad abbandonare le loro case dall’esercito israeliano.

Ed è proprio la vigilia del 70° anniversario di quella Nakba del 1948 che a Gaza si è consumata la più grande strage degli ultimi anni. Migliaia di persone si sono radunate lungo la striscia di Gaza per manifestare la rabbia per i settanta anni dall’esodo, per i 90 morti ammazzati dall’inizio delle proteste (dal 30 marzo) e poi per l’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, di cui Trump aveva annunciato l’avvenuto riconoscimento capitale lo scorso dicembre. Alla dimostrazione organizzata oggi c’erano tutti: studenti, intellettuali, organizzazioni civili, dottori, perfino accademici: oltre a questi, un buon numero di anziani, arrivati lungo la striscia con le loro famiglie perchè la loro presenza dimostri che quella che si è organizzata non era solo un raduno di ribelli, ma una manifestazione di popolo.

Netanyahu, di per conto suo, aveva già avvertito. Scriveva pochi giorni fa: “Hamas ha dichiarato che intende mandare migliaia di manifestanti per violare la barriera di confine”.  La stampa sembrava rassicurare: “L’esercito israeliano mostra più moderazione rispetto alla settimana scorsa”. Liz Throssell  dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva espresso preoccupazione per la crescente tensione nella zona e per la manifestazione che doveva venire: “Ricordiamo a Israele i suoi obblighi di assicurare che la forza eccessiva non sia impiegata contro i manifestanti”. Si era pure fatto appello alla Quarta convenzione di Ginevra, ma alla fine è accaduto quello che non doveva succedere, e si è andati anche oltre. In quello che è il più grande massacro dal 2014, 55 palestinesi hanno perso la vita e oltre 2,700 sono rimasti feriti: tra questi un considerevole numero di minorenni. Alcuni giornalisti di una troupe televisiva sono rimasti feriti dopo l’attacco con gas lacrimogeni lanciati da un drone israeliano, mentre due reporter di Gaza sono stati raggiunti dai proiettili: uno è ferito al braccio, un altro è stato colpito allo stomaco ed ora si trova in ricoverato in condizioni critiche.

 

 

 

In una intervista rilasciata al tabloid tedesco Neue Post, Georg, fratello di Papa Ratzinger, ha riferito notizie preoccupanti riguardo la salute del pontefice emerito. Secondo quanto riportato dal Neue Post e dal sito internet di notizie gestito dal Vaticano Vatican News, Joseph Ratzinger sarebbe afflitto da una “malattia paralizzante” che lo avrebbe obbligato alla sedia a rotelle. Per il fratello Georg, oggi 94 enne titolato come monsignore e direttore emerito del coro bavaro di Domspatzen, in Germania, “la più grande preoccupazione è che questo tipo di paralisi possa arrivare al cuore”. A quel punto, dichiara Georg Ratzinger, “la questione potrebbe finire in fretta”.

Le dichiarazioni di Georg Ratzinger

Benchè quanto affermato dal fratello maggiore dell’ex pontefice sia notevolmente allarmante, è però necessario far notare che il 94enne monsignor Ratzinger non è nuovo a dichiarazioni di natura pessimistica riguardo le condizioni del fratello papa. Nel 2005 infatti, intervistato da alcune televisioni tedesche a seguito dell’elezione di Papa Benedetto XVI al soglio di Pietro, Georg affermò che il fratello non era idoneo a fare il pontefice perchè troppo malato e anziano. Da quel giorno sono passati quasi quattordici anni e le condizioni di salute del papa emerito erano già più di una volta passate sotto i riflettori, sopratutto qualche tempo fa, dove il segretario personale di Ratzinger, monsignor Georg Ganswein, aveva dichiarato ad un giornale italiano nel corso di una intervista che l’ex pontefice andava spegnendosi “come una candela”.

L’incontro con il pontefice emerito il 16 aprile

Ma le affermazioni di Monsignor Georg riguardo la salute del pontefice emerito non si sono fermate alla rivelazione della malattia paralizzante. Quando è stato chiesto a Georg se è ancora in contatto con il papa emerito, ha risposto di sì, che riesce a parlargli telefonicamente ogni giorno e che, come di consueto, sarà lì in Vaticano, presso la residenza del monastero “Mater Ecclesiae” dove attualmente Joseph Ratzinger vive, il 16 aprile prossimo in occasione del novantunesimo compleanno dell’ex-papa. Ma “fino ad allora” ha dichiarato Monsignor Georg “passerà tanto tempo, e chissà cosa succederà”.

Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, nato nel 1927 nella cittadina di Martkl in Bavaria, è diventato papa nel 2005 dopo la morte di Giovanni Paolo II, e il suo pontificato è durato fino al 2013, a seguito della sua rinuncia. Da allora, vive all’interno del Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano.

Totò Riina è morto questa mattina alle ore 3.37 presso il Reparto detenuti dell’Ospedale di Parma. Riina, 87 anni, capo indiscusso di Cosa Nostra dal 1982 fino all’arresto nel 1993, era in coma farmacologico da alcuni giorni a causa dei postumi di due interventi che il suo corpo non aveva retto: le sue condizioni, apparse sin da subito critiche, avevano spinto il ministro della Giustizia Andrea Orlando ad autorizzare le visite dei parenti al suo capezzale.

Nato nel 1930 a Corleone, Riina rimase orfano di padre e del fratello nel 1943 a causa dello scoppio di una bomba inesplosa dal quale stavano cercando di estrarre polvere da sparo da rivendere. Venuto a contatto con Luciano Liggio alla fine degli anni ’40, fu coinvolto nell’eliminazione del boss Michele Navarra e di tutti i suoi uomini, assassinati fino al 1963. Arrestato nel 1963, fu incarcerato all’Ucciardone di Palermo, dove però uscì nel 1969 dopo essere stato assolto per insufficienza di prove in un processo svoltosi a Bari.

Nello stesso 1969 fu tra gli escutori della “Strage di Viale Lazio” a Palermo e insieme a Liggio favorì la scesa in campo del compaesano Vito Ciancimino come Sindaco di Palermo, dando il via a quella che di fatti divenne di fatti l’ascesa dei corleonesi a Cosa Nostra. Nel corso della cosiddetta Seconda Guerra di Mafia Riina eliminò quasi tutti i suoi rivali e ordinò una serie di omicidi politici nei confronti di tutti coloro che contrastavano la sua cosca e il suo delfino Ciancimino: furono uccisi Michele Reina, Piersanti Mattarella e Pio La Torre.

A seguito della conferma degli ergastoli del maxiprocesso, nel quale egli stesso venne condannato all’ergastolo, Riina ordinò una ritorsione feroce nei confronti dei pentiti “fino al 20° grado di parentela, compresi i bambini e le donne”. Esempio ne fu l’assassinio di Francesco La Bua, il cui corpo venne dato in pasto ai maiali per volere stesso di Riina. Nel 1992-1993 attuò un attacco allo Stato nel quale furono ordinati attentati contro Salvo Lima, poi Falcone, Borsellino, Matelli, Costanzo, e ancora gli attentati a Roma, Firenze e Milano.

Arrestato nel gennaio del 1993 e sottoposto al regime 41-bis, il “capo dei capi”, così come Riina è diventato noto al pubblico dopo l’omonima serie tv sulla storia del clan dei corleonesi,  fu ricoverato nel 2003 e poi nel 2006 per problemi al cuore, al seguito dei quali subì un intervento. Le sue condizioni di salute, peggiorate dal 2014 dopo un nuovo ricovero, sono precipitate pochi mesi fa quando i suoi avvocati ne chiesero gli arresti domiciliari, poi respinti dal Tribunale di Palermo e dalla Commissione Antimafia.

“Aiutateci ad arrivare a diecimila followers,fate uno screen della nostra pagina pubblicate la foto e taggateci. I primi diecimila riceveranno un buono da 90€”.  Sono centinaia i profili falsi su Instagram, creati nelle ultime ore, che promettono in regalo buoni da 90,100 e anche 150 euro ai primi diecimila utenti che faranno uno screenshot alla pagina e li taggheranno all’interno delle loro storie. Un omaggio allettante, che in poche ore ha creato una catena di Sant’Antonio tra gli adolescenti di tutta Italia, creando una vera e propria epidemia di pagine false sul popolare social network delle foto, intestati a grandi marchi e aziende di abbigliamento popolari tra i giovani: “FootLocker, Zara e Adidas. Ma anche McDonalds e altri multinazionali.

L’azienda che è stata presa più di mira è stata FootLocker, che ha visto in poche ore nascere decine di fantomatiche pagine ufficiali italiane (“Footlocker Italia, Footlocker_Italiano, footlockerofficialitalian”) i quali promettono buoni in cambio di uno screenshot e di un tag. I neonati profili hanno collezionato in poche ore moltissimi like e tag, oltre a decine di migliaia di follower.

zaXIr9R4Impatto tra due littorine delle Ferrovie del Sud Est, in provincia di Lecce, sulla linea che collega Lecce a Otranto. Lo scontro è avvenuto alle 17,30 di oggi pomeriggio tra Galugnano e San Donato tra due treni a convoglio singolo che viaggiavano su un tratto di ferrovia a binario unico. Secondo quanto hanno riferito le forze dell’ordine intervenute sul posto, sono una decina i feriti accertati, tra cui un macchinista, tutti coinvolti in modo non grave. Su quella linea infatti i treni viaggiano lentamente.

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