Incidente al Carnevale di Follonica. Nel corso della sfilata dei calli allegorici nelle strade della città un carro con la rappresentazione di Matteo Renzi mascherato da Paolo Gentiloni è cascata sulla folla, travolgendo numerose persone. Si contano cinque feriti, tra cui un uomo di 71 anni che è stato trasportato in codice rosso al Pronto Soccorso e una ragazzina di 4 anni. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Benini che ha sottolineato come vi sia stato immediata collaborazione al soccorso da parte dei cittadini.

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Karma è una parola che negli ultimi anni è entrata in voga nel nostro linguaggio, soprattutto tra i più giovani e tra quella non trascurabile parte di classe media che si interessa, fino anche a praticare (complici numerose discipline quali lo yoga) tutte quelle filosofie di origine orientale. Il significato di questa parola proviene dal sanscrito è vuole dire in parole povere “azioni”, tutte quelle cose che facciamo nella nostra vita, ed è alla base del buddhismo, dell’induismo e di varie altre religioni asiatiche. Il testo che ha presentato Francesco Gabbani alla 67ma edizione di Sanremo gioca proprio su questo termine accompagnandolo all’aggettivo “Occidentale”: si parla quindi di Karma Occidentale, il cui scopo per ammissione di Gabbani stesso è quello di far riflettere le persone sul loro stile di vita.

Ebbene, “Occidentali’s Karma” forse non riuscirà a far riflettere tutti, ma ha conquistato senza dubbio una grande parte del pubblico italiano, che ha apprezzato fortemente il significato della canzone, prova più eclatante è stata la stessa sala stampa di Sanremo andata praticamente in delirio per il brano del carrarese gabbani. C’è chi dice che è piaciuto per il ritmo, altri ancora per la coreografia con la scimmia che balla. Tutt’altro, o meglio, certamente queste caratteristiche ne hanno influenzato ancora di più la popolarità, ma quello che ha realmente vinto è stato il rapporto che si è creato tra significato della canzone e le sue caratteristiche puramente musicali e di ritmo.

E ne è uscito un prodotto vincente, che molti hanno definito con la parola giusta: originale. Gabbani ha vinto tutto, e non ce ne è stato per nessuno, nemmeno per Fiorella Mannoia, ritenuta praticamente vincitrice già dal primo giorno, dal momento che il video della sua canzone ha conquistato da subito il primo posto nelle tendenze su Youtube e lo ha mantenuto per tutta la durata del Festival.

 

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Anis Amri, il 22enne tunisino autore della Strage di Berlino ai mercatini di natale del 19 dicembre 2016 nel quale hanno perso la vita 12 persone, tra cui l’italiana Fabrizia Di Lorenzo, sarebbe stato ospitato a Roma qualche tempo prima della strage, ospite di una coppia di fidanzati, lui di origini tunisine, lei italiana. Ed è proprio quest’ultima, di cui si conosce solo il nome, Jessica, e l’età, 22 anni,  ad aver rivelato al quotidiano tedesco Bild di aver dato alloggio a Anis Amri in diverse occasioni.

Il marito di lei, in carcere per traffico di stupefacenti, aveva conosciuto Amri ed erano diventati amici. Da qui l’amicizia con la coppia, con i quali il 22enne autore della Strage di Berlino avrebbe passato diversi periodi, ospite nell’abitazione dei due a Roma. Tra le varie rivelazioni fatte dalla giovane italiana al Bild quella di un improvviso cambiamento di Amri dopo il carcere. Sembra che Amri apprezzasse un certo tenore di vita non proprio radicale,« (Con mio marito) facevano casino, hanno bevuto, fumato, incontrato donne, poi all’improvviso è diventato molto diverso». La ragazza ha riferito di come Amri avesse iniziato a pregare 5 volte al giorno, rifiutare il fumo e l’alcool, e de l fatto che avesse iniziato a stringere strane amicizie su Facebook, con persone che inneggiavano all’Isis: «Diceva che si dovrebbe lanciare una bomba atomica su Israele».

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I cittadini francesi con una seconda cittadinanza in Israele dovranno rinunciare alla doppia nazionalità. È quanto ha affermato Marine Le Pen, leader del Front National, nel corso di una trasmissione televisiva. In particolare la Le Pen si è rivolta a tutti coloro che posseggono una seconda cittadinanza di un paese extraeuropeo, che non appartenga quindi ad uno dei 28 paesi membri dell’Unione. La motivazione di tutto ciò sarebbe il necessario sforzo congiunto per eradicare l’estremismo islamico e ciò richiederebbe sacrifici da parte di tutti.

In realtà le affermazioni di Marine Le Pen seguono sotto un certo aspetto la linea politica del padre Jean-Marine, fondatore e storico leader del Front National, il quale, dal canto suo, ha dichiarato pubblicamente il suo antisemitismo arrivando, nel 2015, a definire le camere a gas come un dettaglio dell’Olocausto al quotidiano Rivarol,  negando in parte anche l’Olocausto stesso. In Francia, d’altra parte, non vi sono problematiche sociali di tematica razzista nei confronti dei cittadini di origine arabe, ma serpeggia da anni anche un non indifferente antisemitismo, al punto che diverse migliaia di persone emigrano verso Israele ogni anno.

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Ufficialmente si posiziona al 74° posto dei film più costosi di sempre, ma non è per i suoi 165 milioni di dollari di budget che il film di Christopher Nolan, Interstellar, è stato definito uno dei più belli degli ultimi anni e paragonato a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Molto atteso e anticipato già da mesi prima dell’uscita nelle sale, Interstellar ha conquistato un’alta percentuale di gradimento da parte del pubblico ed anche dalla critica, incassando oltre 675 milioni di dollari in tutto il mondo. La colonna sonora, firmata da Hans Zimmer, tra cui spicca il brano “Time“, molto apprezzato in rete, ha ricevuto la candidatura all’Oscar nel 2015 mentre il film ha conquistato l’Oscar per i migliori effetti speciali.

La trama del film, assolutamente travolgente, racconta di un futuro in cui la terra non è più ospitale per l’uomo: tempeste di sabbia sconvolgono il pianeta e provocano carestie e disagi. L’ingegnere ed ex-pilota NASA Joseph Cooper vive con la sua famiglia occupandosi della gestione di una fattoria, quando sua figlia Murph incomincia ad accorgersi di strani fenomeni che accadono in casa. Sembra infatti che qualcuno stia cercando di lasciare un messaggio. Incuriosito Cooper cerca di decifrarlo e scopre che c’è in effetti è nascosto un messaggio attraverso il segnale binario, contenenente una serie di coordinate. Queste portano ad un centro segreto dell’Esercito Statunitense e della Nasa guidata dal professore John Brand.

Questi comprende che Cooper è stato scelto per guidare le sorti del viaggio interstellare. Poco tempo prima infatti gli studiosi avevano trovato, nei pressi di Saturno, un warmhole, il Ponte di Einstein-Rosen, ovvero un cunicolo spazio-temporale, che permette di raggiungere un altro luogo dell’universo dove è probabile si trovi un pianeta ospitale dove l’umanità possa trasferirsi. Cooper, pur contrario a voler lasciare la sua famiglia, decide di partire. Ad accompagnarlo l’equipaggio dell’astronave Endurance. Parte dell’equipaggio sono i due robot TARS e CASE, il cui design geometrico è stato studiato da un team di matematici e fisici in modo che quattro blocchi principali combinabili in 3 modi diversi garantissero più combinazioni di movimento. Il fisico teorico Kip Stephen Thorne ha invece curato alcuni aspetti scientifici del film come direttore esecutivo. La stessa trama di Interstellar prende spunto da un trattato di Thorne sui viaggi interstellari attraverso gli warmhole.

Il viaggio intrapreso dall’equipaggio dell’astronave Endurance però rivelerà alcuni imprevisti, capaci, grazie all’abile regia di Nolan, di lasciare lo spettatore con il fiato sospeso, davanti alla grandezza dello spazio e del tempo.

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Su Eva Klotz molte se ne sono dette. Leader del Süd-Tiroler Freiheit, il movimento politico per la libertà sudtirolese, e figlia di Georg Klotz, gregario dei BAS la Befreiungsausschuss Südtirol che esercitò la lotta armata contro lo Stato italiano negli anni ’60, la Klotz ha preso senza ombra di dubbio le ombre del padre e allo stesso modo ne segue la fede irredentista, che prevede di realizzare l’autodeterminazione del Sudtirolo, ovvero andare a referendum ed ottenere l’indipendenza.

In politica dal ’76, anno della morte del padre, nei primi anni ’80 decise di uscire dalle file del Südtiroler Volkspartei, che si era detto favorevole all’autonomia dell’Alto Adige all’interno del territorio italiano, un po’ come la Scozia per l’Inghilterra. E, in un certo senso, la più coerente è stata lei. Aderire alla linea del Südtiroler Volkspartei avrebbe voluto dire rientrare nei patti dell’accordo De Gasperi-Gruber in sostanza, cioè vedere il proprio Südtirol diviso tra mani italiane e austriache, con tanti saluti all’autodeterminazione.

Leben im Paradies

Eppure la storia, con il suo carico pesante, ci ha detto come sono andate le cose. Se essere italiani vuol dire condividere una cultura, una lingua, ideali e una speranza comune, la terra dell’Alto Adige italiana non lo è mai stata. Lo è diventata, invece. Poco dopo la Prima Guerra Mondiale, quando alla Conferenza di pace di Parigi del 1919 l’Italia, che aveva vinto la guerra ed aveva occupato tutto il Tirolo fino ad Innsbruck, ottenne di estendere i suoi confini con la soluzione detta dello “spartiacque”, ovvero di includere tutta la zona al di qua delle Alpi.  La soluzione, che pure rientrava nelle logiche di guerra, non teneva conto del fatto che qualcuno abitava le zone annesse, e precisamente un popolo germanofono che di italiano non aveva né folklore, né cultura.

Durante il Fascismo i sudtirolesi furono costretti all’italianizzazione, ovvero all’abbandono della loro lingua madre, il tedesco, per l’italiano. Anche la loro cultura fu oppressa. Inoltre nomi e toponimi furono italianizzati, e fu meditata anche l’italianizzazione di tutti i cognomi. Con l’avvento del nazifascimo agli altoatesini venne presentata un’altrettanta scellerato proposta: la cosiddetta “Grande Opzione”. Nel 1939 infatti, per risolvere la contesa sull’Alto Adige, Italia e Germania si accordarono per proporre alla minoranza sudtirolese di abbandonare la propria terra e le proprie case per trasferirsi in Germania. Chi non lo avrebbe fatto si sarebbe dovuto adeguare all’italianizzazione.

Quello che segue negli anni successivi alla guerra, è il risveglio della coscienza del popolo sudtirolese, che già dopo la Conferenza di Potsdam, che assegna all’Italia l’Alto Adige, vede la fondazione del Südtiroler Volkspartei e l’affermazione del sentimento di autonomia. Tale sentimento ebbe il suo culmine tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, con la formazione del Befreiungsausschuss Südtirol, il Comitato per la Liberazione del Sudtirolo, il quale scelse la lotta armata per manifestare la volontà di autodeterminazione. Oggi, mentre gli organizzatori degli attentati sono considerati criminali in Italia, in Alto Adige  vengono da molti celebrati, nuove vie vengono a loro dedicate, e molti li considerano eroi e liberatori.

E da queste piccole cose si vede il contrasto tra italiani e altoatesini. Ogni tanto poi sul Brennero compare qualche bandiera rossa e bianca con una scritta campata al centro “Südtirol ist nicht Italien” (Il Sudtirolo non è italiano). Questa è diventata per molti una frase simbolo. E come darli torto. Potremmo forse noi italiani abituarci mai ad un dominio straniero. Non lo abbiamo fatto con gli austriaci. Non lo faremmo neanche oggi.

Di fatto la volontà di autodeterminazione del popolo sudtirolese va rispettata. Invece, sempre più spesso, se uno di loro, come Eva Klotz, fa dichiarazioni alla stampa o mette piede in televisione, viene spesso apostrofato e la sua voce diviene oggetto di scherno e di ilarità. Perfino trasmissioni politicamente orientate a sinistra come quelle di Santoro hanno attaccato in più occasioni la Klotz e Arno Kompatscher. Anche Il Fatto Quotidiano si è scatenato, in più articoli, contro di loro.

Eppure non è forse il desiderio di autonomia sudtirolese lecito? A pensarci, lo è seriamente, ed in un certo senso era anche prevedibile che lo fosse. Io, che in Alto Adige ci ho passato i migliori anni della mia infanzia, non posso scordare come fin da subito quella terra meravigliosa mi ha stupito, non tanto solo per la sua bellezza, ma anche per il fatto che benché fosse considerata Italia, in realtà non lo fosse per niente. Quando li senti parlare tedesco, scopri che tutti si chiamano Walter o Wolfgang e altri nomi simili di origine tedesca, dispiace pure parlargli in italiano. Ma rispondono in modo molto cordiale: sono gentili. Ci sono tre scritte per ogni cosa dovunque: italiano, tedesco e ladino. Ti domandi perché le debbano scrivere tutte e tre. E’ una mole di lavoro in più: a me sembra confondermi.

 

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Due grandi università rumene, quella della capitale Bucarest e della città di Galati, hanno avviato un progetto che prevede corsi di italiano per gli studenti. A tenere corsi di lingua però non saranno docenti, ma persone come tutti, purché siano di madrelingua italiana. Il progetto, che è stato denominato TRY!, coinvolgerà gli “insegnanti” per circa 10 settimane, dal 1° Aprile al 30 di Giugno del 2017 e li vedrà impegnati ad insegnare la lingua del Belpaese a classi di studenti romeni formate di 10 persone ciascuna.

La retribuzione,è scritto nel bando di riferimento per il progetto, varia a seconda delle ore di lavoro, ma il salario medio si aggira sui 300 € mensili. Va considerato, in ogni caso, che non si tratterebbe di un vero contratto full-time, ma impegnerebbe piuttosto un paio di ore al giorno. Per informazioni si rimanda al documento (link) riguardante l’opportunità di lavoro. Per la presentazione delle candidature c’è tempo fino al 15 febbraio.

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È al suo terzo anno di conduzione eppure Carlo Conti preannuncia che l’edizione di quest’anno sarà la più bella di sempre. Certo è che a prendere le redini della popolare kermesse della musica italiana quest’anno c’è Maria De Filippi, il cui successo in televisione a fronte delle numerose trasmissioni da lei presentate è fatto ben noto. Qualcuno però ha acceso i riflettori su quello che è stato definito il giallo delle vallette. Si sono fatti tanti nomi, ma a prevalere sembra essere quello di Marica Pellegrinelli, modella e moglie di Eros Ramazzotti.

Nella prima serata del Festival, quella di domani martedì 7 febbraio, si esibiranno 11 cantanti in gara della sezione “Campioni”: tra quelli della prima serata Al Bano Carrisi, Ermal Meta, Fiorella Mannoia, Clementino, Ron, Lodovica Comello, Samuel, Giusy Ferreri e Elodie. Le tre canzoni meno votate saranno protagoniste di un girone eliminatorio che si terrà nella terza serata. Le prime otto invece saranno automaticamente ammesse alla quarta serata del Festival.

Gli ospiti di domani martedì 7 febbraio saranno Tiziano Ferro con Carmen Consoli, Ricky Martin e Paola Cortellesi con Antonio Albanese, che presenteranno il loro film “Mamma o papà?” in uscita nelle sale per San Valentino. Ci sarà anche la band inglese Clean Bandit e, tra le indiscrezioni, uno speciale omaggio a Luigi Tenco di Tiziano Ferro, che si esibirà con “Mi sono innamorato di te”.

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Fino a qualche tempo fa a Roma e in altri grandi centri molte scuole secondarie ospitavano migranti con un viaggio in mare e attraverso il deserto alle spalle. Non sempre erano uomini, spesso anche donne. I paesi d’origine erano quasi sempre quelli dell’Africa Centrale o Orientale: Sudan, Nigeria, Eritrea, Ciad. Taluni scappavano da condizioni estreme, come per esempio chi veniva dalla Somalia, mentre altri solamente da uno stato di povertà e di pressoché completa indigenza. Ma non venivano a raccontare questo ai ragazzi. Parlavano del loro viaggio, della fame, della sete, delle condizioni inumane a cui le carovane di migranti li sottoponevano, costretti a viaggi nel deserto ammassati tutti insieme sopra un vecchio camion, senza cibo nè acqua, percossi, violentati, nel corpo e nell’anima. Berlusconi e Gheddafi nel 2008Tanti poi arrivati in Libia erano stati fermati dalla polizia e dai militari. Berlusconi infatti aveva siglato nel 2008 patti con Gheddafi per la lotta all’immigrazione clandestina mascherati con fantastiche diciture quali “trattato di amicizia” o “patto di cooperazione”.

Quello che a molti di loro è toccato lo hanno detto con l’amaro in bocca. Portati dalle milizie armate nelle carceri sono sottoposti a un regime degradante, i militari abusano delle donne, i bambini guardano, chi si ribella viene pestato. Carceri-lager le chiamano. E ognuno rimarrà lì per un periodo di tempo indeterminato, solitamente qualche mese, dopodiché dovrà essere rimpatriato e nel frattempo, dice la legge libica, deve lavorare. I più fortunati corrompono le guardie. Alcuni per 600 euro riescono a fuggire dalle carceri e a ricongiungersi ai trafficanti per imbarcarsi verso l’Italia. Vice News se ne è occupato in documentario molto interessante dal titolo “Europe or die” (Europa o morte) e in Italia da molti anni associazioni come il Centro Astalli o il blog “Fortress Europe” (Fortezza Europa) si occupano delle vicende umane dei migranti, contribuendo a formare in questo senso  una vera e propria cultura dell’accoglienza.

Si è andati avanti in questo modo per un paio d’anni, dopo di che Gheddafi è caduto e la situazione in Libia è precipitata del caos. Ora c’è l’Isis, Serray, una giunta militare e non si sa quali e quanti altri presunti reggenti del paese. Lo scenario naturalmente è chiaro. La Libia non è un paese come l’Italia, e non è nemmeno un paese del terzo mondo. Non è proprio un paese, diciamo. Verrebbe dunque da domandarsi su quali basi il presidente Gentiloni abbia siglato patti con Serray. In virtù di quali sicurezze l’Italia permetterà per suo conto a quanto mai misconosciute forze libiche di contrastare il traffico di esseri umani. E soprattutto, che fine faranno i migranti?

 

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Una lettera inviata al Parlamento con oltre 600 firmatari, tutti appartenenti al mondo accademico italiano. Tra loro personaggi di spicco quali Massimo Cacciari , Carlo Fusaro, Marcello Messori e Ilvo Diamanti, oltre ad Accademici della Crusca e rettori/rettrici di università. La motivazione è la carenza linguista dei giovani italiani, una “tragedia non percepita”,  secondo quanto riporta il documento.

Le facoltà universitarie, denunciano i professori, stanno organizzando corsi di recupero per la lingua italiana, dal momento che “almeno i tre quarti degli studenti delle triennali sono, di fatto, semianalfabeti”. “E’ avvilente” si legge nella lettera “trovarsi di fronte ragazzi che vogliono intraprendere la professione di giornalista e presentano povertà di vocabolario, scrivono come se stessero redigendo un sms, con conseguenti contrazioni di vocaboli, o inciampano sui congiuntivi”. Per i docenti firmatari la poca conoscenza della lingua italiana non si esprimerebbe solo con una carenza evidente nell’atto della scrittura, ma anche nel modo di esprimersi dei giovani, aprendo di fatto una “tragedia nazionale non percepita dall’ opinione pubblica, dalla stampa e naturalmente” chiude ironicamente la lettera “dalla classe politica”.

 

 

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Un video rilasciato dalle autorità egiziane: sono queste le ultime immagini del ricercatore italiano Giulio Regeni, ritrovato morto a Il Cairo il 3 febbraio del 2016, dopo essere stato rapito e torturato il 25 gennaio 2016, quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.

Il video è stato girato dal commerciante Mohammed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti autonomi della capitale egiziana. Poco dopo lo stesso uomo avrebbe denunciato Regeni alle autorità. Nel video il ricercatore italiano parla con Abdallah parlandogli del progetto finanziato da Antipode, un’associazione britannica che aveva messo a disposizione decimila sterline. L’ambulante dice che a lui quei soldi potrebbero servire molto perchè sua moglie ha un tumore, ma Regeni risponde: “Non si tratta di soldi miei, non posso darteli. Sono un accademico, non posso usarli per ragioni private”.

 

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Nella classifica degli youtuber italiani con più iscritti redatta alla fine del 2016 il suo nome non c’era, eppure verosimilmente lo youtuber che nelle ultime settimane ha conquistato le tendenze di Youtube è italiano. Si chiama MrGear e, sebbene i suoi video fossero già molto popolari anche prima, il suo nome è salito agli onori della cronaca quando il video “EXPERIMENT Glowing 1000 degree KNIFE VS COCA COLA” ha guadagnato in pochi giorni milioni di visite, attestandosi oggi intorno ai 70 milioni di visualizzazioni.

Numerosi dei video di MrGear hanno titoli scritti in italiano quindi c’è da ritenere che anche il suo autore sia italiano e che di conseguenza la classifica degli youtuber italiani più popolari vada modificata. Nella top 3 comparivano infatti i nomi di CutePieMarzia, youtuber nota per essere la fidanzata di PewDiePie con oltre 6 milioni di iscritti,  Favij e iPantellas. MrGear si classificherebbe secondo, con 5 milioni e 700mila iscritti. Tuttavia c’è da considerare il tasso di crescita, e cioè il fatto che MrGear abbia guadagnato milioni di iscritti in poche settimane, e che i suoi video ricavano più di 5 milioni di visualizzazioni al giorno. Nel suo canale moltissimi video di hack vitali e di altri contenuti interessanti e attraenti, sulla scia delle classifiche top 5 che nelle ultime settimane hanno conquistato le tendenze.

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