Cultura

Si è spento a 91 anni il  il filosofo Zygmunt Bauman, noto per i suoi studi in sociologia e per aver introdotto il concetto di società liquida, o società fluida. Nato nel 1925 in Polonia, a Poznań, i suoi genitori erano di religione ebraica. Dopo l’invasione tedesca del 1939 nel suo paese è fuggito in Unione Sovietica ed è divenuto comunista. Successivamente è distaccato dal comunismo ed è stato espulso dal paese natio nel 1968. I suoi studi nella filosofia postmoderna e in sociologia, in particolare per la filosofia  na co dzien (di tutti i giorni) ne hanno fatto un nome di chiara fama in tutto il mondo, in particolare dagli anni Ottanta. Recentemente, nel 2015, l’eminente filosofo aveva ricevuto la laurea honoris causa in Lingue moderne, letterature e traduzione letteraria presso l’Università del Salento. 

La società liquida: l’individuo e gli altri

Bauman usava riferirsi alla società moderna con la denominazione di “società liquida”, o anche “società fluida”. Il riferimento non è in effetti arbitrario: è opinione comune la considerazione che la società di oggi risenta di una certa incertezza di fondo presente in tutti gli individui. Per Bauman la causa si tale situazione è da attribuire a fenomeni odierni quali consumismo e globalizzazione, nonché anche ai più recenti comportamenti introdotti con la comparsa di internet e dei social network. La persona diventa prodotto, all’interno di una società sempre più frenetica al quale ogni individuo deve adeguarsi, cercando di emulare i comportamenti della massa per non sentirsi escluso.

Negli ultimi anni Bauman si era schierato apertamente contro il fenomeno dei social network: per il filosofo sarebbero “una trappola” in cui ogni persona trova una via di fuga da se stessa, un compromesso in cui ognuno cerca di ingannare se stesso e gli altri per apparire migliore e “fuggire dai problemi reali”.

Invettiva di Gianni Alemanno a Firenze nel corso del primo giorno degli Stati generali della lingua italiana. L’ex sindaco di Roma, oggi leader di Azione Nazionale,  ha detto che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ‘non può presentarsi qui come difensore della lingua italiana’. Alemanno ha ricordato infatti che Renzi è stato il primo a dare un nome inglese ad una legge italiana, il tanto discusso Jobs Act. L’americanismo di Renzi, ormai palese all’opinione pubblica, non è stato nemmeno gradito dall’Accademia della Crusca, che dopo l’impegno di questi giorni a Firenze, riceverà una proposta di legge da parte di Azione Nazionale, volta a tutelare la lingua italiana.

 

 

La motivazione del conferimento del Premio Nobel al biologo e professore giapponese Yoshinori Ohsumi è stata: “per le sue scoperte sui meccanismi dell’autofagia“. Oshumi è un biologo cellulare, e per l’appunto l’autofagia, è un processo che avviene al livello dei costituenti di base di ogni essere vivente, le cellule.

L’autofagia è, all’interno degli esseri viventi, il principale meccanismo che regola il turnover  di tutti gli organuli del citoplasma delle piante e degli animali, allorquando attraverso i lisosomi la cellula ingloba le parti danneggiate di se stessa per mezzo di vescicole con membrana doppia le quali vanno ad inglobare i componenti cellulari che devono degradare.

Si tratta di un processo catabolico di fondamentale importanza, perchè, con l’eliminazione e quindi il riciclo delle sue componenti attraverso il processo di autofagia, la cellula previene la possibilità di derive tumorali e accumulo di sostanze dannose.

 

E’ il biologo giapponese Yoshinori Ohsumi il vincitore del Premio Nobel per la Medicina 2016. Ohsumi, specializzato in biologia cellulare, è professore presso il Tokyo Institute of Technology ‘s Frontier Research Center. Nato nel 1945, il professore Osumi si è laureato presso l’Università di Tokyo e poi specializzato alla Rockfeller University negli Stati Uniti. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Kyoto per la Scienza.

L’annuncio del conferimento del premio Nobel per la Medicina, arrivato oggi 3 ottobre, è accompagnato dalla motivazione ovvero “vincitore per le sue scoperte riguardo i meccanismi dell’autofagia”.

A Roma esistono mercatini di testi scolastici dove gli studenti possono acquistare al ribasso il libro che useranno durante l’anno. Spesso lo si fa per risparmiare, altre volte perché non sembra giusto pagare quasi cinquanta euro per dei libri su cui, sembra proprio a torto del commercio solidale tra studenti, vengono fatte nuove edizioni ogni anno dalle case editrici desiderose di nuovi proventi sulle vendite.

E così ci andiamo anche noi a questi mercati itineranti pieni zeppi di studenti: a Roma, infatti,oltre alle librerie (che spacciano anch’esse libri usati) ci sono due grandi mercati fiera per i libri di scuola: sono il mercatino dei libri di Colli Albani, sulla Via Appia a Roma, e quello sul Lungotevere Oberdan, al centro della città. Qui, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, si riversano migliaia di studenti in gruppo o con le loro famiglia e riescono ad accaparrarsi i migliori testi usati risparmiando il 10-20-30 a volte anche il 40-50% sul prezzo ordinario.

Il risultato è un libro con qualche sottolineatura o qualce tratto di evidenziatore, ma tatticamente perfetto per essere riutilizzato dallo studente. Con qualche margine di troppo però. Negli ultimi anni infatti tra tutti questi libri, ceduti molto spesso in nero ai giovani studenti e senza scontrino fiscale, si trovano molti libri copie-saggio, ovvero dei testi fuori dal commercio che l’editore invia agli insegnanti e/o alle scuole per la valutazione ed evntualmente l’adozione dei testi nelle classi.

Come facciano a finirci così tante copie-saggio nei mercatini di Roma è un po’ un mistero. Potremmo ipotizzare che siano i professori stessi a portarceli previo incasso di una percentuale? O più verosimilmente sono i venditori che vanno a cercarseli. Fatto sta che gli studenti si ritrovano con copie ‘sprovviste di talloncino’ e spesso con le soluzioni agli esercizi già presenti, in quanto le copie sono destinate agli insegnanti.

Ci teneva a specificare che ‘il diavolo’ si trova difficilmente nelle persone, e la maggior parte delle volte il disturbo che la persona a lui rivoltasi accusava era solamente di natura psicologica. Così iniziavano le conversazioni con lui, Padre Gabriele Amorth, esorcista decano della diocesi di Roma e persidente della Associazione Internazionale degli Esorcisti da lui fondata nel 1990. Secondo il quotidiano Liberazione, Amorth avrebbe condotto più di 70000 esorcismi nel corso della sua vita, un numero sufficiente a rinominarlo, come alcuni facevano, ‘il principe degli esorcisti’ in ovvia antitesi con la figura del demonio, che in principio secondo la tradizione era il principe degli angeli (da qui anche il nome Lucifero, dal latino lux-fero portatore di luce).

Si è spento ieri Padre Amorth, presso l’ospedale Santa Lucia di Roma, dove era ricoverato da alcune settimane. Nato il 1 maggio 1925, fu partigiano e divenne presbitero nel 1954. Nel corso degli ultimi anni la sua persona era diventata nota al pubblico grazie alla sua partecipazione a programmi televisivi di divulgazione scientifica e all’ingente numero di libri che aveva scritto con la Editrice San Paolo, che è stata la prima ad aver dato notizia della morte dell’esorcista. Padre Amorth aveva 91 anni.

 

La domanda ovviamente è provocatoria. Federico Zeri è scomparso diciotto anni fa nella sua villa di Mentana, accompagnato alla sua sinistra dal suo medico di fiducia al quale si rivolse esclamando: ‘Dottore sto morendo‘. Da lì in poi, il vuoto. Il vuoto lasciato da quello è stato di certo uno dei più grandi studiosi dell’arte di sempre, una personalità ironica, sagace, anticonformista, ma soprattutto dall’estrema intelligenza, come dicevano di lui in Francia dove la sua fama era altrettanto dilagata.

Negli ultimi anni della sua vita Zeri, già provato fisicamente a causa delle sue condizioni di salute, visse un periodo di riconciliazione con quella Italia che aveva amato e odiato allo stesso tempo. Diceva pressappoco così: ‘Sono interpellato ovunque nel mondo, ma in Italia non sono stato mai chiamato‘. E un riconoscimento arrivò, anche se solo durante i suoi ultimi anni: lo chiamavano sempre più spesso nelle università, la sua persona suscitava ammirazione, curiosità e rispetto, e pochi mesi prima della sua morte l’Alma Mater Studiorum lo nominò dottore honoris causa. L’aula magna dell’Università di Bologna si riempì al punto che alcuni dovettero rimanere fuori, e Zeri gradì la cosa.

A diciotto anni di distanza dalla morte (e a quattro che ci separano dal centenario della sua nascita) siamo voluti recarci a Mentana per vedere che ne è rimasto del più grande storico dell’arte italiano, come se la sua presenza non se ne fosse mai andata, e benché di lui ci rimanga un ricordo vivido, abbiamo potuto constatare che non rimane un granché.  La sua villa è oggi soltanto sulle liste delle promesse elettorali dei candidati sindaci del comune di Mentana, dove si promette in caso di elezione una rivalutazione di Villa Zeri, come viene oggi chiamata la sua imponente tenuta di dieci ettari, circondata dal fitto bosco della riserva naturale di Nomentum. Sulla carta poi la Villa è di proprietà dell’Università di Bologna, a cui Zeri, pochi giorni prima di morire, aveva destinato la sua eredità. L’Università, pur con ritardo, ne ha preso possesso trasferendo l’intera fototeca di Zeri (la più grande riguardo l’arte italiana al mondo) a Bologna dove ha aperto la Fondazione Zeri, presidente fino a pochi anni fa Anna Ottani Cavina. Villa Zeri, malgrado le promesse di rivalutazione, le proposte di aprirla al pubblico come casa museo o in occasione di eventi di rilevanza culturale, rimane praticamente abbandonata a sè stessa.

Ci si domanda, visto il significato che una personalità come Zeri rappresenta per l’Italia intera, e soprattutto in virtù della premura che lo stesso Zeri dedicava al sistema sociale e culturale, se oggi egli non meriti una considerazione molto più alta di quella che finora l’opinione pubblica e la classe intellettuale italiana hanno avuto verso di lui.

Poco dopo la presentazione di The Young Pope al Festival del Cinema di Venezia, che verrà trasmesso a partire da ottobre 2016 in 10 puntate su Sky Atlantic, Paolo Sorrentino ha rivelato che è in corso la lavorazione di un nuovo film. Al centro della nuova opera del registra Premio Oscar de La Grande Bellezza, niente meno che l’ex premier Silvio Berlusconi, secondo un’esclusiva di Variety.

Le riprese del nuovo film dovrebbero cominciare però tra un anno, nell’estate 2017. Il titolo del lungometraggio, secondo quanto rivelato, sarà ‘Loro’, e si basa su un gioco di parole con la parola oro, sinonimo di ricchezza. A produrre il nuovo film, come qualcuno potrà già intuire, non sarà Medusa ma la Indigo Films, dal momento che, secondo Sorrentino, la casa cinematografica controllata dal gruppo Mediaset che ha già prodotto La grande bellezza e Youth, potrebbe non essere disposta ad una produzione su Berlusconi.

Sorrentino, dal canto suo, non è nuovo a film che si basano su figure politiche di rilievo e al centro di grandi critiche: noto al pubblico è infatti il suo lavoro sulla figura di Giulio Andreotti, Il Divo.

 

Un cambiamento climatico in atto che lentamente sta portando via, pezzo per pezzo, tutti i ghiacci del Mare Artico. E’ questo il tema della «Elegia per l’Artico» il nuovo brano nel quale il pianista e compositore torinese Ludovico Einaudi ha voluto trasmettere con le sue note, scandendo nella successione minimalista la sensazione del lento disgregarsi delle calotte polari. Einaudi, apprezzato in tutto il mondo per le sue opere, ha voluto accogliere la campagna lanciata da Greenpeace contro il surriscaldamento globale e ha deciso di comporre il nuovo brano e di ambientarlo in un video fortemente evocativo, che potesse sensibilizzare il pubblico al sentimento naturale che accomuna la lotta per l’ambiente che danni associazioni come il Greenpeace portano avanti. E’ così che poche ore fa è stato pubblicato il video della Elegia per l’Artico sulla pagina Facebook di Greenpeace, accompagnato dalla frase: ‘Alza il volume e condivididi il video.  Fa’ sentire la tua voce per difendere l’Artico‘. Nel video Ludovico Einaudi suona la sua elegia direttamente tra le calotte polari del Mare Artico, in Groelandia, assieme al suo pianoforte, raccogliendo migliaia di visualizzazioni in poche ore.

Artisti a difesa di Greenpeace

Quello di Einaudi non è il primo gesto di artisti che sostengono campagne ambientalisti. Celebre è anche il caso di Vivienne Westwood, e ancora di George Clooney, che hanno supportato Greenpeace nelle sue attività. La difesa dell’Artico è un tema che sta particolarmente a cuore a tutti gli ambientalisti, specialmente negli ultimi anni in seguito al fallimento del Protocollo di Kyōto e al riacutizzarsi del fenomeno dell’inquinamento atmosferico, nonchè ai correlati fenomeni dell’effetto serra. In Italia la vicenda divenne molto seguita dai primi anni del 2000, ed in particolare durante la campagna delle elezioni presidenziali americane, allorchè Al Gore, candidato per i democratici alla Casabianca, basò la sua campagna elettorale sul tema del global warming e realizzò un docufilm sulla questione, Una scomoda verità (An Inconvenient Truth).

Lo aveva annunciato J.K.Rowling su Twitter: a luglio uscirà nelle librerie un nuovo libro sulla fortunata saga di Harry Potter, il maghetto di Hogwarts, la cui edizione in sette volumi tra il 1998 e il 2006 ha appassionato milioni di ragazzi in tutto il mondo dalla fine degli anni ’90 fino al 2010, quando anche l’ultimo film derivato dal libro ne ha chiuso la storia.

Il nuovo libro in uscita a luglio però non segue gli altri. Non si tratta di un sequel, ma di una storia separata dalla saga ufficiale. E tra l’altro J.K.Rowling ne ha scritti già due, uno sulle creature magiche di Hogwarts e uno sul Quidditch. Il titolo dell’ultimo libro, ‘Harry Potter and the cursed child’, lascia però pensare che, malgrado i tweet dell’autrice , ci sia una certa qual similitudine con gli altri sette volumi della serie. La trama ripercorre la storia del figlio di Harry Potter, Albus Severus (dal nome dell’ex preside di Hogwarts Albus Silente e dal professor Severus Piton) il quale si troverà a fare i conti con una pesante responsabilità all’interno della scuola, ovvero quella di portare un nome importante. Questo libro, ha detto J.K. Rowling, farà capire ai lettori, e nella storia a padre e figlio, un’altra realtà , ovvero che l’oscurità  si nasconde ovunque.