Esteri

Lo Zimbabwe potrebbe rientrare nel Commonwealth delle Nazioni, a distanza di quindici anni da quando l’ex presidente Robert Mugabe ne chiese e ottenne l’esclusione, nel dicembre 2003. L’attuale capo di stato Emmerson Mnangagwa ha presentato richiesta di riammissione nella grande famiglia dell’ex-impero britannico, in quello che si potrebbe rivelare uno dei più grandi affari per il paese africano negli ultimi anni: un giro di affari di miliardi di dollari, cioè quello che intercorre tra i paesi membri del Commonwealth ogni anno.

Quella dello Zimbabwe rimane comunque una mossa prevedibile, dopo il collasso economico degli ultimi anni, l’inflazione alle stelle e decine di valute ufficiali che si contrappongono a quella che è, almeno in sede ufficiale, la moneta di scambio, e cioè il dollaro statunitense.

Nel corso di luglio si terranno le elezioni presidenziali, per le quali il presidente Mnangagwa ha già invitato gli osservatori del Commonwealth. Un passo necessario, almeno a voler seguire la storia. Nel 2003 infatti Mugabe ritirò lo Zimbabwe a seguito delle accuse che erano intercorse tra lui e gli inglesi proprio dopo l’apertura delle urne. Mugabe venne accusato, come è noto, di averne influenzato gli esiti e la nazione venne sospesa dal Commonwealth. Lui di tutta risposta ne chiese l’esclusione, e chiamò i britannici imperialisti-

Entro agosto a San Marino verranno installati i primi dispositivi per la copertura 5G, con la prospettiva di far sì che tutto il territorio nazionale possa usufruirne entro la fine del 2019. La Serenissima sarà così il primo stato europeo ad avere una copertura per una rete mobile di quinta generazione, tuttora disponibile solo in alcune città degli Stati Uniti, dove i lavori sono però ancora in fase di ultimazione.

A portare il 5G nella Repubblica di San Marino sarà TIM, in collaborazione con la Qualcomm (per lo sviluppo dei microchip), Nokia e Olivetti. La tecnologia di quinta generazione, che può permettere velocità di connessione fino a 20 Gbps, utilizza uno spettro addizionale rispetto alle tecnologie LTE esistenti, oltre ad un sistema di interconnessioni, o MIMO (Multiple-input and multiple-output), che permette di migliorare notevolmente l’efficienza spettrale e la latenza del segnale.

Secondo quanto scrive Radio TV San Marino, l’obiettivo del progetto è quello di fare del microstato una vera e propria “smart city”, cioè concretizzare l’internet delle cose, connettere dispositivi, mezzi pubblici, aree parcheggio e perfino telecamere di sorveglianza e contatori di casa.

Nel marzo 1976 lo stato di Israele ordinò la confisca di circa 2000 ettari di territorio appartenenti ai cittadini palestinesi: da allora, ogni anno, il 30 marzo, avvengono le dimostrazioni per il Land day, o giorno della terra, e durano per circa due settimane, fino all’anniversario della Nakba, la «catastrofe» del 15 maggio del 1948, il grande esodo palestinese, nel quale oltre 750mila persone vennero costrette ad abbandonare le loro case dall’esercito israeliano.

Ed è proprio la vigilia del 70° anniversario di quella Nakba del 1948 che a Gaza si è consumata la più grande strage degli ultimi anni. Migliaia di persone si sono radunate lungo la striscia di Gaza per manifestare la rabbia per i settanta anni dall’esodo, per i 90 morti ammazzati dall’inizio delle proteste (dal 30 marzo) e poi per l’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, di cui Trump aveva annunciato l’avvenuto riconoscimento capitale lo scorso dicembre. Alla dimostrazione organizzata oggi c’erano tutti: studenti, intellettuali, organizzazioni civili, dottori, perfino accademici: oltre a questi, un buon numero di anziani, arrivati lungo la striscia con le loro famiglie perchè la loro presenza dimostri che quella che si è organizzata non era solo un raduno di ribelli, ma una manifestazione di popolo.

Netanyahu, di per conto suo, aveva già avvertito. Scriveva pochi giorni fa: “Hamas ha dichiarato che intende mandare migliaia di manifestanti per violare la barriera di confine”.  La stampa sembrava rassicurare: “L’esercito israeliano mostra più moderazione rispetto alla settimana scorsa”. Liz Throssell  dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva espresso preoccupazione per la crescente tensione nella zona e per la manifestazione che doveva venire: “Ricordiamo a Israele i suoi obblighi di assicurare che la forza eccessiva non sia impiegata contro i manifestanti”. Si era pure fatto appello alla Quarta convenzione di Ginevra, ma alla fine è accaduto quello che non doveva succedere, e si è andati anche oltre. In quello che è il più grande massacro dal 2014, 55 palestinesi hanno perso la vita e oltre 2,700 sono rimasti feriti: tra questi un considerevole numero di minorenni. Alcuni giornalisti di una troupe televisiva sono rimasti feriti dopo l’attacco con gas lacrimogeni lanciati da un drone israeliano, mentre due reporter di Gaza sono stati raggiunti dai proiettili: uno è ferito al braccio, un altro è stato colpito allo stomaco ed ora si trova in ricoverato in condizioni critiche.

 

 

 

Ad accogliere Donald Trump al suo arrivo all’aeroporto di Riad c’è l’ottantunenne Re Salman. Accade molto di rado che il sovrano saudita si rechi direttamente in aeroporto per fare gli onori di casa, ma l’inconsuetudine stavolta è pienamente ripagata. The Donald porta con sè tutta una serie di novità, e egli stesso è la sua novità. Il neopresidente USA infatti ha scelto proprio l’Arabia Saudita come destinazione della sua prima visita fuori dai confini. Sarà poi a Gerusalemme e a Roma il 24 maggio (dove è previsto l’incontro con Papa Francesco) in un viaggio che tocca significativamente le tre grandi capitali delle più grandi religioni.

Nella giornata di domani Trump prenderà parte al Summit con i Paesi Arabo-Islamici e il New York Times gli ricorda che avrà molto di cui farsi perdonare nelle parole che userà durante il suo intervento, soprattutto a merito dei numerosi slogan anti-islam usati durante la sua campagna presidenziale e il provvedimento che ha vietato l’ingresso di persone di fede islamica negli Stati Uniti.

L’arrivo di Trump ha ricevuto però anche tutt’altri convenevoli: nella vigilia dell’atterraggio dell’Air Force One presidenziale infatti le autorità saudite hanno comunicato di aver neutralizzato un missile lanciato da ribelli yemeniti. Il punto forte dell’incontro tra USA e Arabia Saudita è infatti un accordo per la vendita di armi per 110 miliardi di euro. Armi che vengono usate per reprimere le rivolte in Yemen, causando spesso la morte di civili che le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato più volte.

 

Anis Amri, il 22enne tunisino autore della Strage di Berlino ai mercatini di natale del 19 dicembre 2016 nel quale hanno perso la vita 12 persone, tra cui l’italiana Fabrizia Di Lorenzo, sarebbe stato ospitato a Roma qualche tempo prima della strage, ospite di una coppia di fidanzati, lui di origini tunisine, lei italiana. Ed è proprio quest’ultima, di cui si conosce solo il nome, Jessica, e l’età, 22 anni,  ad aver rivelato al quotidiano tedesco Bild di aver dato alloggio a Anis Amri in diverse occasioni.

Il marito di lei, in carcere per traffico di stupefacenti, aveva conosciuto Amri ed erano diventati amici. Da qui l’amicizia con la coppia, con i quali il 22enne autore della Strage di Berlino avrebbe passato diversi periodi, ospite nell’abitazione dei due a Roma. Tra le varie rivelazioni fatte dalla giovane italiana al Bild quella di un improvviso cambiamento di Amri dopo il carcere. Sembra che Amri apprezzasse un certo tenore di vita non proprio radicale,« (Con mio marito) facevano casino, hanno bevuto, fumato, incontrato donne, poi all’improvviso è diventato molto diverso». La ragazza ha riferito di come Amri avesse iniziato a pregare 5 volte al giorno, rifiutare il fumo e l’alcool, e de l fatto che avesse iniziato a stringere strane amicizie su Facebook, con persone che inneggiavano all’Isis: «Diceva che si dovrebbe lanciare una bomba atomica su Israele».

I cittadini francesi con una seconda cittadinanza in Israele dovranno rinunciare alla doppia nazionalità. È quanto ha affermato Marine Le Pen, leader del Front National, nel corso di una trasmissione televisiva. In particolare la Le Pen si è rivolta a tutti coloro che posseggono una seconda cittadinanza di un paese extraeuropeo, che non appartenga quindi ad uno dei 28 paesi membri dell’Unione. La motivazione di tutto ciò sarebbe il necessario sforzo congiunto per eradicare l’estremismo islamico e ciò richiederebbe sacrifici da parte di tutti.

In realtà le affermazioni di Marine Le Pen seguono sotto un certo aspetto la linea politica del padre Jean-Marine, fondatore e storico leader del Front National, il quale, dal canto suo, ha dichiarato pubblicamente il suo antisemitismo arrivando, nel 2015, a definire le camere a gas come un dettaglio dell’Olocausto al quotidiano Rivarol,  negando in parte anche l’Olocausto stesso. In Francia, d’altra parte, non vi sono problematiche sociali di tematica razzista nei confronti dei cittadini di origine arabe, ma serpeggia da anni anche un non indifferente antisemitismo, al punto che diverse migliaia di persone emigrano verso Israele ogni anno.

Al termine di un scrutinio che ha tenuto gli Stati Uniti con il fiato sospeso, Donald Trump esce vincitore da quella che molti definiscono la notte elettorale americana più lunga degli ultimi decenni. Il candidato repubblicano ha conquistato molti stati chiave e ha raggiunto la maggioranza di 270 grandi elettori  vincendo tra gli altri in Florida, Ohio e North Carolina.

Donald John Trump, nato il 14 giugno del 1946 a New York, diviene il 45° presidente americano insediandosi alla Casa Bianca all’età di 70 anni.

La gigantesca nube tossica sprigionata dalle esplosioni di questo pomeriggio in due distinti stabilimenti chimici della multinazionale Basf nei pressi di Francoforte si sta dirigendo verso l’Europa dell’Est, in direzione est-nord-est, e nei prossimi giorni devierà verso nord fino a raggiungere il Mar Baltico e i paesi scandinavi. La nostra penisola non rischia, almeno secondo i dati diffusi delle agenzie metereologiche, alcuna esposizione alla nube che si sta formando in Germania.

L’azienda tedesca Basf, acronimo di Badische Anilin- und Soda Fabrik (Fabbrica di Anilina e Soda del Baden) ha fatto sapere in un comunicato che non risultano, almeno per ora, tracce di componenti chimici nell’aria e che le esplosioni avrebbero coinvolto solamente gli impianti esterni. I media locali riferiscono però che alcuni abitanti della zona denunciano difficoltà a respirare e altri problemi di natura respiratoria.

La possibilità era prevista da una legge ratificata e firmata dal re del Belgio il 2 marzo 2014, e permette che un bambino vittima di ‘sofferenze intense’ non psicologiche e impossibili da alleviare possa venire sottoposto ad eutanasia, qualunque sia la sua età, previo consenso del minorenne stesso e dei suoi genitori o tutori legali. Tale legge, che ha creato scalpore e proteste nel Belgio stesso, è stata applicata per la prima volta recentemente: ad annunciarlo il quotidiano belga Het Nieuwsblad che scrive: ‘per la prima volta nel nostro paese un minorenne è morto per eutanasia‘.

 

La legge prevede che il bambino debba possedere la capacità di intendere e di volere, e che questa debba essere accertata davanti ad uno psicologo e ad uno psichiatra. Serve inoltre che entrambi i genitori, o chi ne fa le veci,  prestino consenso scritto. In seguito alle polemiche derivate dalla nuova legislazione riguardo l’eutanasia infantile, i sostenitori della legge hanno precisato che nessun medico sarebbe stato obbligato per legge ad applicare l’eutanasia , e che sarebbero stati applicati rigidi criteri dall’equipe medica che ha in cura il paziente.

 

Eutanasia e suicidio assistito

Il minorenne, di cui non si conosce nè l’identità nè l’età, ha subito l’eutanasia per iniezione letale, come previsto dalla legislazione belga. Il Belgio è attualmente uno dei tre paesi europei che consente l’eutanasia, insieme al Lussemburgo e ai Paesi Bassi.  In altri paesi, caso più noto quello della Svizzera, è stato legalizzato invece il suicidio assistito, in cui è il paziente stesso ad agire nell’atto di ingerire il farmaco letale, il pentobarbital.

 

Shimon Perez, ex presidente di Israele, è stato colpito da un infarto con un ‘coinvolgimento a livello celebrale’ questo pomeriggio. L’ex leader del Partito Laburista Israeliano ha accusato il malore nella sua residenza ed è stato trasportato in ospedale, intubato e sedato mentre i dottori sono intervenuti.

L’ufficio dell’attuale presidente di Israele Reuven Rivlin ha confermato in un comunicato stampa l’accaduto, riferendo le attuali condizioni del novantatreenne ex capo di Stato: è completamente cosciente e in condizioni stabili. Shimon Perez, nato nel 1923, è stato Presidente di Israele dal 2007 al 2014 e Primo Ministro dal 1984 al 1986 e ancora dal ’95 al ’96 rimanendo pressochè intinterrottamente presente nella politica israeliana.dal 1970, anno in cui fu nominato ministro del governo Mair. Nel 1994 fu insignito del Premio Nobel per la Pace.

La chiamano ‘la Giungla‘, un ampia prateria derivata da una vecchia discarica non più  in uso, e ospita circa 6000 persone, di cui almeno qualche centinaio minori. Sono tutti migranti, provenienti dai paesi dell’Africa o dal Medio Oriente, e aspettano lì, a Calais, di poter entrare in Inghilterra. Qui l’Inferno di Dante sembra veramente essersi materializzato: le autorità francesi infatti, qualche mese fa, avevano pianificato di costruire addirittura un lago artificiale profondo per impedire ai migranti di poter raggiungere l’autostrada (Flegetonte?), e quindi i camion che transitano verso l’Inghilterra o i treni che si accingono ad entrare in galleria per un viaggio nell’oscurità di 30 chilometri. Eppure, malgrado ogni 6 minuti circa qualche migrante tenti di salire su un camion, qualcuno ha provato perfino ad ‘afferrare’ un treno che entrava in galleria, senza riuscirci.

Stamattina il Daily Mail riporta un ulteriore ‘aggiornamento’ di natura del tutto britannica secondo cui si è giunti ad un accordo per la costruzione di un muro di cemento della lunghezza di due chilometri e di 4 metri di altezza che costeggi autostrada e il tragitto dei treni a Calais. Il motivo? I migranti naturalmente, un motivo da due milioni di sterline, secondo il Daily Mail, costi che pagherà esclusivamente la Gran Bretagna, pur di proteggere i suoi confini oltre la Manica.

Una notizia, quella della costruzione del nuovo muro, che non può non essere ricondotta alla questione della Brexit, che il 23 giugno ha consegnato al mondo intero l’immagine di un’Inghilterra antieuropea, e comunque indecisa sino alla fine.

 

Nel Sud della Nuova Zelanda, a circa 900 chilometri a sud della capitale Wellington, si trova Kaitangata, una piccola cittadina di circa 1000 abitanti a ridosso della costa. Cosa è che rende Kaitangata diversa dalle altre città della costa costa orientale? Una disperata ricerca di nuovi residenti. ‘Abbiamo posti di lavoro, abbiamo case‘ sostiene un imprenditore locale ‘ma non abbiamo persone.

Circa 1000 posti di lavoro

Ed in effetti a Kaitangata, e anche nel distretto di Clutha di cui la piccola cittadina fa parte, non solo il lavoro non manca, ma c’è un eccedenza. Il sindaco di Clutha, Bryan Cadogan, fa sapere che ci sono circa 1000 posti di lavoro vacanti e la domanda non può essere soddisfatta dai residenti, appena 17.350 per tutto il distretto, che conta oltre 6000 chilometri quadrati, con una densità di appena 2,71 abitanti per chilometro quadrato.

La città, per attrarre nuovi residenti, ha offerto un pacchetto per chi decida di trasferirsi da quelle parti. Una casa e dei terreninella comunità saranno venduti al costo di 230.000 dollari neozelandesi, ovvero circa 150 mila euro, quando il prezzo normale del solo immobile si aggira sui 600.000 dollari.

Quale il motivo di questa ricerca? ‘Vogliamo rendere questa città vivace, come era un tempo’ – dicono. ‘Vi aspettiamo a braccia aperte