Che fine ha fatto Federico Zeri?

Da Redazione, in Cultura il .

La domanda ovviamente è provocatoria. Federico Zeri è scomparso diciotto anni fa nella sua villa di Mentana, accompagnato alla sua sinistra dal suo medico di fiducia al quale si rivolse esclamando: ‘Dottore sto morendo‘. Da lì in poi, il vuoto. Il vuoto lasciato da quello è stato di certo uno dei più grandi studiosi dell’arte di sempre, una personalità ironica, sagace, anticonformista, ma soprattutto dall’estrema intelligenza, come dicevano di lui in Francia dove la sua fama era altrettanto dilagata.

Negli ultimi anni della sua vita Zeri, già provato fisicamente a causa delle sue condizioni di salute, visse un periodo di riconciliazione con quella Italia che aveva amato e odiato allo stesso tempo. Diceva pressappoco così: ‘Sono interpellato ovunque nel mondo, ma in Italia non sono stato mai chiamato‘. E un riconoscimento arrivò, anche se solo durante i suoi ultimi anni: lo chiamavano sempre più spesso nelle università, la sua persona suscitava ammirazione, curiosità e rispetto, e pochi mesi prima della sua morte l’Alma Mater Studiorum lo nominò dottore honoris causa. L’aula magna dell’Università di Bologna si riempì al punto che alcuni dovettero rimanere fuori, e Zeri gradì la cosa.

A diciotto anni di distanza dalla morte (e a quattro che ci separano dal centenario della sua nascita) siamo voluti recarci a Mentana per vedere che ne è rimasto del più grande storico dell’arte italiano, come se la sua presenza non se ne fosse mai andata, e benché di lui ci rimanga un ricordo vivido, abbiamo potuto constatare che non rimane un granché.  La sua villa è oggi soltanto sulle liste delle promesse elettorali dei candidati sindaci del comune di Mentana, dove si promette in caso di elezione una rivalutazione di Villa Zeri, come viene oggi chiamata la sua imponente tenuta di dieci ettari, circondata dal fitto bosco della riserva naturale di Nomentum. Sulla carta poi la Villa è di proprietà dell’Università di Bologna, a cui Zeri, pochi giorni prima di morire, aveva destinato la sua eredità. L’Università, pur con ritardo, ne ha preso possesso trasferendo l’intera fototeca di Zeri (la più grande riguardo l’arte italiana al mondo) a Bologna dove ha aperto la Fondazione Zeri, presidente fino a pochi anni fa Anna Ottani Cavina. Villa Zeri, malgrado le promesse di rivalutazione, le proposte di aprirla al pubblico come casa museo o in occasione di eventi di rilevanza culturale, rimane praticamente abbandonata a sè stessa.

Ci si domanda, visto il significato che una personalità come Zeri rappresenta per l’Italia intera, e soprattutto in virtù della premura che lo stesso Zeri dedicava al sistema sociale e culturale, se oggi egli non meriti una considerazione molto più alta di quella che finora l’opinione pubblica e la classe intellettuale italiana hanno avuto verso di lui.