Dai visti per lavorare all’assistenza sanitaria: le conseguenze della Brexit sugli italiani in UK

La comunità italiana a Londra, con oltre mezzo milione di connazionali, è la più grande al mondo. Da anni infatti moltissimi hanno scelto di trasferirsi in Inghilterra e godere dei vantaggi derivanti dalla cittadinanza europea, che permette di viaggiare e vivere nel territorio degli stati membri. Esiste perfino la poco conosciuta possibilità di candidarsi alle elezioni comunali all’interno dello stato UE in cui si è deciso di vivere (“diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui si risiede“, art. 20, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

Molto note sono le storie dei cosiddetti ‘cervelli in fuga‘, centinaia e centinaia di giovani laureati che hanno deciso di trasferirsi a Londra per vedere riconosciuta la propria preparazione e riuscire a trovare un lavoro che permette loro anche di pensare ad un futuro, cosa piuttosto incerta in Italia. Altri ancora hanno portato nella capitale inglese la loro impresa, il loro piccolo business, e hanno fatto successo stabilendosi lì con il proprio compagno/la propria compagna e costruendo magari una famiglia. Ma il numero più alto di connazionali in Inghilterra è quello dei giovani. Quanti sono i giovani italiani in Inghilterra? Migliaia. E’ una realtà che ormai coinvolge quasi tutta l’Italia, dove ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni, neodiplomati o neolaureati, decidono di vivere una vita parallela in città europee, meta più gettonata Londra. Chi va alcune settimane per vivere la città e imparare la lingua, chi invece ha deciso di trasferirsi e trovare un lavoro.

Le conseguenze della Brexit

Da ieri però le cose sono cambiate e il Regno Unito ha votato in maggioranza per la Brexit, ovvero l’uscita dall’Unione Europea che prevede la riformulazione, da qui a due anni, di tutti i trattati tra le due realtà, compresi tutti quei punti che legano cittadini italiani e UE con la Gran Bretagna. Con la cancellazione delle norme dell’Unione infatti tutti i cittadini italiani cessano di poter viaggiare e vivere ovunque in UK, e il loro soggiorno, a meno di accordi tra le due parti, sarà limitato (il soggiorno prolungato potrà avvenire solo con l’emissione di un visto). Gli studenti che intendono studiare nelle università inglesi possono richiedere un visto di studio, mentre chi ha già un lavoro può richiedere a sua volta un visto per lavorare, rinnovabile ogni 2, 3 o 5 anni. Per quanto riguarda invece gli italiani che vogliono trasferirsi in UK le cose si fanno più difficili. Bisognerà infatti avere un impiego certo prima di partire, munirsi di una dichiarazione del datore di lavoro e richiedere il visto presso l’Ambasciata.

Con la Brexit le persone, le merci, i servizi e il denaro non circolano più liberamente tra Gran Bretagna e Unione Europea. Il mercato si trasforma da unico a nazionale, e molte norme nazionali (imposte sugli scambi, dazi doganali, etc.) verranno reintrodotte. Questo costituirà uno svantaggio per tutti gli europei che conducono un’attività in UK. Stessa cosa per quanto riguarda l’assistenza sanitaria. Tutti i cittadini europei infatti possono accedere ai servizi sanitari nei Paesi dell’Unione Europea, e il sistema di assistenza provvede a rimborsare il paese ospitante in caso di cure al cittadino. Con la Brexit invece il trattamento sanitario verso i cittadini europei nel Regno Unito sarà assicurato soltanto in caso di ricovero urgente.

 

 

 

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