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Il fondatore di Alibaba a favore dei falsi cinesi: ‘Merito è delle aziende occidentali in Cina’

Quando Alibaba è nato, nel 2003, il mondo aveva appena iniziato ad assistere al boom economico cinese, quello che in pochi anni avrebbe portato alla supervalutazione dello yuan e all’exploit delle industrie manifatturiere in tutta l’area metropolitana della Cina, consentendogli di arrivare ad essere la più grande potenza economica mondiale, nel 2008. Celebri i casi dell’assenza di regolamentazione lavorativa nei ritmi frenetici della produzione, a cui abbiamo assistito anche in Italia, come a Prato quando due anni fa andò a fuoco una fabbrica e morirono degli operai, che ci dormivano dentro.

I falsi cinesi? Migliori degli originali

Fatto sta, che il merito del boom manifatturiero della Cina è merito delle aziende occidentali arrivate in Asia per sfruttare i bassi costi salariali e incrementare i propri fatturati. Prime fra tutte quelle di abbigliamento, la Nike, l’Adidas, poi la Timberland, che sono i casi più conosciuti. Infine anche le aziende italiane hanno aperto sedi distaccate in qualche periferia superpopolata tra Pechino e Shangai. A dirlo è Jack Ma, fondatore di Alibaba (dal nome della leggendaria grotta dell’«Apriti sesamo» nella novella di origine persiana Alì babà e i quaranta ladroni) che in un’intervista sostiene anche che per lui ‘i falsi cinesi sono migliori degli originali’. Il materiale – dice – è lo stesso, le fabbriche hanno gli stessi standard. Il merito? ‘E’ delle aziende occidentali che arrivano in Cina. In pochi anni ci hanno insegnato come produrre oggetti’. Mentre in un primo momento il mercato cinese immetteva prodotti di scarsa qualità, oggi a distanza di dieci anni, i falsi cinesi sono addirittura migliori di quelli originali. Cambia solo il logo.

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