giovedì, 21 settembre 2017 - Redazione - Contatti

Gentiloni, la Libia e il destino di migliaia di migranti

Da Redazione, in Società il . Tag:

Fino a qualche tempo fa a Roma e in altri grandi centri molte scuole secondarie ospitavano migranti con un viaggio in mare e attraverso il deserto alle spalle. Non sempre erano uomini, spesso anche donne. I paesi d’origine erano quasi sempre quelli dell’Africa Centrale o Orientale: Sudan, Nigeria, Eritrea, Ciad. Taluni scappavano da condizioni estreme, come per esempio chi veniva dalla Somalia, mentre altri solamente da uno stato di povertà e di pressoché completa indigenza. Ma non venivano a raccontare questo ai ragazzi. Parlavano del loro viaggio, della fame, della sete, delle condizioni inumane a cui le carovane di migranti li sottoponevano, costretti a viaggi nel deserto ammassati tutti insieme sopra un vecchio camion, senza cibo nè acqua, percossi, violentati, nel corpo e nell’anima. Berlusconi e Gheddafi nel 2008Tanti poi arrivati in Libia erano stati fermati dalla polizia e dai militari. Berlusconi infatti aveva siglato nel 2008 patti con Gheddafi per la lotta all’immigrazione clandestina mascherati con fantastiche diciture quali “trattato di amicizia” o “patto di cooperazione”.

Quello che a molti di loro è toccato lo hanno detto con l’amaro in bocca. Portati dalle milizie armate nelle carceri sono sottoposti a un regime degradante, i militari abusano delle donne, i bambini guardano, chi si ribella viene pestato. Carceri-lager le chiamano. E ognuno rimarrà lì per un periodo di tempo indeterminato, solitamente qualche mese, dopodiché dovrà essere rimpatriato e nel frattempo, dice la legge libica, deve lavorare. I più fortunati corrompono le guardie. Alcuni per 600 euro riescono a fuggire dalle carceri e a ricongiungersi ai trafficanti per imbarcarsi verso l’Italia. Vice News se ne è occupato in documentario molto interessante dal titolo “Europe or die” (Europa o morte) e in Italia da molti anni associazioni come il Centro Astalli o il blog “Fortress Europe” (Fortezza Europa) si occupano delle vicende umane dei migranti, contribuendo a formare in questo senso  una vera e propria cultura dell’accoglienza.

Si è andati avanti in questo modo per un paio d’anni, dopo di che Gheddafi è caduto e la situazione in Libia è precipitata del caos. Ora c’è l’Isis, Serray, una giunta militare e non si sa quali e quanti altri presunti reggenti del paese. Lo scenario naturalmente è chiaro. La Libia non è un paese come l’Italia, e non è nemmeno un paese del terzo mondo. Non è proprio un paese, diciamo. Verrebbe dunque da domandarsi su quali basi il presidente Gentiloni abbia siglato patti con Serray. In virtù di quali sicurezze l’Italia permetterà per suo conto a quanto mai misconosciute forze libiche di contrastare il traffico di esseri umani. E soprattutto, che fine faranno i migranti?

 

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