sabato, 23 giugno 2018 - Redazione - Contatti

‘Questo paese non è più il mio’, le lettere di Enzo Tortora alla moglie diventano un libro

Da Redazione, in Archivi Cronaca il .

‘Mio caro amore, ci pigiano, in sette, in pochi metri’. Inizia così una delle lettere inviate da Enzo Tortora alla moglie Francesca Scopelliti durante il suoi sette mesi di detenzione nel carcere di Regina Coeli a Roma. Nei suoi anni in televisione, dove era ed è tuttoggi considerato come uno dei più grandi presentatori della televisione italiana, fu tradito e allontanato più volte. Nel 1962 lo accusarono di aver mandato in onda un’imitazione di Fanfani, che evidentemente non era stata gradita. Seguì allora un triennio presso la televisione svizzera, al termine del quale tornò in Rai per condurre Il gambero. Nel 1969 un altro episodio. Fu licenziato in tronco dopo aver rilasciato un’intervista nella quale sosteneva che la Rai è ‘un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi’. Tornò poi nuovamente in Rai, dove divenne molto noto con il suo programma preserale Portobello.

Il caso Tortora

Nel 1983 poi il caso che scandalizzò l’opinione pubblica italiana. Su presunte accuse di alcuni pregiudicati della Camorra, venne svegliato alle 4 del mattino e arrestato per traffico di droga e associazione mafiosa. Seguì un lungo processo, che terminò solamente cinque anni più tardi poco prima della morte del conduttore. Tortora fu quindi rinchiuso sette mesi all’interno del carcere di Regina Coeli a Roma, dopo i quali chiese e ottenne gli arresti domiciliari. Anche se non voleva chiederli. Scriveva infatti alla moglie ‘La libertà provvisoria, chiesta, mendicata: è ripugnante’.  Riferiva alla moglie: Visto? Non hanno niente in mano. Non ridere ma è così. E ancora: ‘Esplodono fuochi artificiali (miei numeri telefonici nelle agende dei killer!!)’.

Sua la rabbia per non poter far niente per scagionarsi, in quanto le stesse accuse dei magistrati si basavano sulle testimonianze di ex-camorristi. L’unica prova oggettiva era il suo numero telefonico all’interno dell’agenda di un boss. Si scoprì successivamente che era stato fatto un errore di lettura, e si trattava di un’altra persona: era Tortona e non Tortora. Per questo fu ingiustamente incarcercerato, condannato nel 1985 a dieci anni di carcere, e poi finalmente assolto nel 1986.

Poco tempo più tardi tornò in Rai, salutando il pubblico con la ormai nota domanda: ‘Dove eravamo rimasti’. Si spense due anni dopo, nel 1988, per un tumore. Le sue lettere in quei lunghi sette mesi di carcere alla moglie Francesca Scopelliti sono state pubblicate da Pacini Editore in un volume: ‘Lettere a Francesca’.