È Morto Totò Riina: il “capo dei capi” si è spento alle 3.37 a Parma

Da Redazione, in Cronaca il . Tag: ,

Totò Riina è morto questa mattina alle ore 3.37 presso il Reparto detenuti dell’Ospedale di Parma. Riina, 87 anni, capo indiscusso di Cosa Nostra dal 1982 fino all’arresto nel 1993, era in coma farmacologico da alcuni giorni a causa dei postumi di due interventi che il suo corpo non aveva retto: le sue condizioni, apparse sin da subito critiche, avevano spinto il ministro della Giustizia Andrea Orlando ad autorizzare le visite dei parenti al suo capezzale.

Nato nel 1930 a Corleone, Riina rimase orfano di padre e del fratello nel 1943 a causa dello scoppio di una bomba inesplosa dal quale stavano cercando di estrarre polvere da sparo da rivendere. Venuto a contatto con Luciano Liggio alla fine degli anni ’40, fu coinvolto nell’eliminazione del boss Michele Navarra e di tutti i suoi uomini, assassinati fino al 1963. Arrestato nel 1963, fu incarcerato all’Ucciardone di Palermo, dove però uscì nel 1969 dopo essere stato assolto per insufficienza di prove in un processo svoltosi a Bari.

Nello stesso 1969 fu tra gli escutori della “Strage di Viale Lazio” a Palermo e insieme a Liggio favorì la scesa in campo del compaesano Vito Ciancimino come Sindaco di Palermo, dando il via a quella che di fatti divenne di fatti l’ascesa dei corleonesi a Cosa Nostra. Nel corso della cosiddetta Seconda Guerra di Mafia Riina eliminò quasi tutti i suoi rivali e ordinò una serie di omicidi politici nei confronti di tutti coloro che contrastavano la sua cosca e il suo delfino Ciancimino: furono uccisi Michele Reina, Piersanti Mattarella e Pio La Torre.

A seguito della conferma degli ergastoli del maxiprocesso, nel quale egli stesso venne condannato all’ergastolo, Riina ordinò una ritorsione feroce nei confronti dei pentiti “fino al 20° grado di parentela, compresi i bambini e le donne”. Esempio ne fu l’assassinio di Francesco La Bua, il cui corpo venne dato in pasto ai maiali per volere stesso di Riina. Nel 1992-1993 attuò un attacco allo Stato nel quale furono ordinati attentati contro Salvo Lima, poi Falcone, Borsellino, Matelli, Costanzo, e ancora gli attentati a Roma, Firenze e Milano.

Arrestato nel gennaio del 1993 e sottoposto al regime 41-bis, il “capo dei capi”, così come Riina è diventato noto al pubblico dopo l’omonima serie tv sulla storia del clan dei corleonesi,  fu ricoverato nel 2003 e poi nel 2006 per problemi al cuore, al seguito dei quali subì un intervento. Le sue condizioni di salute, peggiorate dal 2014 dopo un nuovo ricovero, sono precipitate pochi mesi fa quando i suoi avvocati ne chiesero gli arresti domiciliari, poi respinti dal Tribunale di Palermo e dalla Commissione Antimafia.