Strage a Gaza, Israele spara sulla folla: 55 morti, oltre 2000 feriti

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EsteriPrimo Piano

Nel marzo 1976 lo stato di Israele ordinò la confisca di circa 2000 ettari di territorio appartenenti ai cittadini palestinesi: da allora, ogni anno, il 30 marzo, avvengono le dimostrazioni per il Land day, o giorno della terra, e durano per circa due settimane, fino all’anniversario della Nakba, la «catastrofe» del 15 maggio del 1948, il grande esodo palestinese, nel quale oltre 750mila persone vennero costrette ad abbandonare le loro case dall’esercito israeliano.

Ed è proprio la vigilia del 70° anniversario di quella Nakba del 1948 che a Gaza si è consumata la più grande strage degli ultimi anni. Migliaia di persone si sono radunate lungo la striscia di Gaza per manifestare la rabbia per i settanta anni dall’esodo, per i 90 morti ammazzati dall’inizio delle proteste (dal 30 marzo) e poi per l’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, di cui Trump aveva annunciato l’avvenuto riconoscimento capitale lo scorso dicembre. Alla dimostrazione organizzata oggi c’erano tutti: studenti, intellettuali, organizzazioni civili, dottori, perfino accademici: oltre a questi, un buon numero di anziani, arrivati lungo la striscia con le loro famiglie perchè la loro presenza dimostri che quella che si è organizzata non era solo un raduno di ribelli, ma una manifestazione di popolo.

Netanyahu, di per conto suo, aveva già avvertito. Scriveva pochi giorni fa: “Hamas ha dichiarato che intende mandare migliaia di manifestanti per violare la barriera di confine”.  La stampa sembrava rassicurare: “L’esercito israeliano mostra più moderazione rispetto alla settimana scorsa”. Liz Throssell  dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva espresso preoccupazione per la crescente tensione nella zona e per la manifestazione che doveva venire: “Ricordiamo a Israele i suoi obblighi di assicurare che la forza eccessiva non sia impiegata contro i manifestanti”. Si era pure fatto appello alla Quarta convenzione di Ginevra, ma alla fine è accaduto quello che non doveva succedere, e si è andati anche oltre. In quello che è il più grande massacro dal 2014, 55 palestinesi hanno perso la vita e oltre 2,700 sono rimasti feriti: tra questi un considerevole numero di minorenni. Alcuni giornalisti di una troupe televisiva sono rimasti feriti dopo l’attacco con gas lacrimogeni lanciati da un drone israeliano, mentre due reporter di Gaza sono stati raggiunti dai proiettili: uno è ferito al braccio, un altro è stato colpito allo stomaco ed ora si trova in ricoverato in condizioni critiche.

 

 

 

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